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Amico di strada,che con te ne ho fatta tanta!Avevo nove anni e mia madre mi disse che mi avrebbe portata con se a Benevento;da quel momento cominciai a preparami come se avessi dovuto affrontare il mio primo speciale volo. Nell'armadio avevo tre o quattro magliette non griffate,qualche gonna che subiva varianti per apparire sempre diversa,un paio di scarpette,un cuore in subbuglio per la curiosità e per la prova che mi aspettava una volta giunta in città.la mamma mi raccontava,che a Benevento esistevano"Le Streghe",donne irriconoscibili, misteriore e malefiche che di notte si riunivano sotto un albero di noci e di giorno ritornavano ad essere persone normali,e, mi raccontava ancora che chi si recava per la prima volta a Benevento era costretta prima di attraversare il ponte Calore a baciare il sedere della strega più vecchia.Tutto ciò mi incuriosiva,ma mi copriva di ansia e ingenuamente,non capivo che si trattava di una storiella. Da quel momento diventai una modella e per due giorni davanti allo specchio provai la mia mise più importante.Il giorno stabilito ci recammo in piazza con una mezz'ora di anticipo,salutavo tutti e puntualizzavo che andavo a Benevento. L'autobus,che da sempre faceva compagnia alla mia fantasia,finalmente arrivò;l'autista dal viso rude, con garbo e gentilezza ci staccò i biglietti.Quando arrivammo in città,ammirai i palazzi che facevano da ala protettrice al viale della stazione e rimasi estasiata quando passammo davanti alla Basilica della Madonna delle Grazie.Con sommo sollievo mi resi conto di aver superato il ponte Calore senza aver pagato il mio debito.....quello di baciare il sedere della strega più vecchia e capìi,che era solo una banale ed ingenua storiella.La mamma mi camminava accanto e non mi teneva la mano,forse per farmi sentire grande e già cittadina del mondo che viaggia.Mi illustrava come una navigata hostess i vari monumenti,il Duomo,il corso principale,l'Arco di Traiano,il mercato della frutta,dove ci fermammo ad un banco per comprare olive bianche e lupini.Alle spalle del mercato, si trovava il rione Triggio,abitato da poveri e da malavitosi. Da allora e fino a quando cominciai a viaggiare con assiduità sui pullmans per continuare gli studi superiori,ogni mio pur breve viaggio aveva la sua storia e mi procurava sempre la stessa curiosità. Viaggiavo col naso incollato al vetro,gli occhi sbarrati per non perdermi nulla di quello che la natura e l'opera dell'uomo mi facevano incontrare,ed immaginavo la mia vita da grande a bordo di quei pullmans che trasportavano persone divese, e pensavo ad imparare,a cogliere e vedere quello che la normalità non fa vedere.Immaginavo di spiegare agli altri le bellezze e le grandezze dell'universo,e vedevo la mia vita in un continuo salire e scendere.E cosi è stato,solo che è cambiato il motivo, salgo e scendo dagli autobus per un breve percorso:casa e lavoro, lavoro e casa.L'autobus è diventato la mia seconda casa: ho trovato il tempo per studiare,per dormire,per lavorare ai ferri, all'uncinetto, per leggere, per dialogare.E' stato il luogo che mi ha fatto battere il cuore ora per uno, ora per un altro, è diventato il luogo di incontri,di dibattiti,di formazione della mente e del modo di vivere,è diventato una porta di ingresso per le amicizie,per ridere,per piangere,per pensare in solitudine o per comunicare agli altri la mia malinconia,la mia allegria,la mia spensieratezza e i miei problemi,per condividere e dividere anche i problemi e le gioie degli altri.E' diventato motivo delle mie corse affannose,il rincorrere i minuti,guardare l'orologio e pensare fino all'ultimo:"Arriva o mi dà buca",riconoscere gli autisti e catalogarli tra i lumaconi o le frecce,i simpatici e gli antipatici,gli allegri, aperti al dialogo e alla battuta dai noiosi, quelli disponibili da quelli ligi al dovere, i cortesi, disposti a chiudere un occhio sulle fermate, da quelli intransigenti, quelli navigati ed esperti, dai pivelli che fanno grattare il cambio, i belli dagli insipidi, ma alla fine, l'autista, conserva sempre il suo fascino,si sente sempre al centro delle attenzioni, è cercato da tutti,conosce per filo e per segno i fatti di tutti,è garbato davanti e sparla non appena il cliente scende,si intrufola facilmente nei discorsi,ma rimane pur sempre un amico di viaggio. Salgo,scendo,aspetto una coincidenza,incontro l'amica e mi fermo a parlare, telefono qualche volta a mio marito per non farmi a piedi la strada dalla fermata a case,e per parlare, mi dimentico che lui mi sta aspettando, e, all'improvviso,come destandomi da un sogno,sento il suo borbottio e le sue immancabili, solite, memorabili,scontate recriminazioni che ormai conosco a memoria da 36 anni:"Sei sempre la solita,mi dici che arrivi tra dieci minuti e ti presenti dopo un'ora,oppure, mi dici aspettami a tale posto e mi fai fare il giro dieci volte". E dire,che lui al volante degli autobus c'è stato per 35 anni. Una vita trascora tra i " mannaggia e quando finisce questa vita".Io lo catalogherei tra i noiosi,ma siccome sono la moglie e il mio pensiero non fà testo, mi fa piacere credere agli amici che lo hanno trovato sempre simpatico.Viaggiare è meraviglioso, è un antidoto allo stress e alla noia,basta solo pregare qualche Santo per arrivare sempre in orario. |